Ciao gente,
ieri, in occasione della festa di San Giovanni, patrono della città, si è svolto a Cesena il primo concorso per homebrewers "Piazza della Birra - San Giovanni Beer Fest", evento con partecipazione libera gratuita, al quale era possibile portare qualsiasi tipo di birra e stile e brassato con qualsiasi metodo.
Il concorso è stato organizzato dal gruppo brassicolo romagnolo "UNper100" e sponsorizzato dal beershop di Cesena "StHop BeerShop & Tap Bar".
Essendo la prima edizione dell'evento, le partecipazioni non erano troppo numerose, ma è stato molto utile e divertente scambiare quattro parole con gli altri ragazzi, partecipanti e non, che si sono presentati alla premiazione e agli assaggi. Divertente e utile anche poter assaggiare le birre degli altri partecipanti.
Io ho portato tre birre, una American IPA (brassata con luppolo Cascade e Citra), una Blanche al pepe rosa e una Rauchbier.
- La American IPA la consideravo la mia miglior creazione da quando birrifico (è la stessa che ho spedito tempo fa a Giovanni di Sgabuzen per fala assaggiare assieme alla blanche) e si è piazzata al secondo posto con 25 punti su 35, facendomi vincere 50 euro di buono per acquistare birre allo StHop (che ringrazio). Nei commenti dei giudici si legge che ha una lievissima ossidazione. Per il resto tutto ok. Purtroppo quelle che ho portato in fiera erano le ultime bottiglie e sto già pensando di rifarla esattamente identica, cercando di limare alcuni dettagli, ma sono già contentissimo di com'era la ricetta.
- La Blanche al pepe rosa ha totalizzato 22 punti, piazzandosi subito sotto al podio. Il commento dei giudici è stato "fosse stata un po meno speziata avrebbe vinto qualcosa di sicuro". Che dire... avessi saputo che avrei dovuto produrre una blanche per un concorso forse mi sarei trattenuto con la speziatura (e non avrei messo il pepe rosa anche in dryhop probabilmente), ma era una birra che doveva piacere a me, non a qualcun altro. L'ho portata sapendo che era un po eccessiva rispetto ai canoni dello stile. Quello che mi ha soddisfatto è che ai presenti è piaciuta tantissimo e ho ricevuto molti complimenti. Anche di questa ho rimasto poche bottiglie e sicuramente la rifarò cercando di fare tesoro dei consigli dei giudici e di Matteo, vincitore incontrastato del concorso con la sua Imperial Stout, brassata con avena tostata (stre-pi-to-sa).
- La Rauchbier l'ho portata più che altro per curiosità. Non essendo molto esperto dello stile, progettai la ricetta seguendo un po le linee guida trovate online e provando a costruire qualcosa di non eccessivo. Ha totalizzato 20 punti (mi aspettavo peggio) e non è affatto male. I consigli per questa produzione sono stati di calare i malti tostati e la luppolatura. Questa sinceramente dubito la riprodurrò a breve. Essendo una birra particolare, ne ho ancora tante bottiglie in dispensa e penso mi dureranno ancora a lungo.
Che dire, sono molto soddisfatto per i risultati ottenuti, sinceramente mi aspettavo molte più critiche. Da settimana prossima ricomincio a brassare con una marcia in più (e con 50 euro di birre gratis in frigo).
Ringrazio nuovamente gli organizzatori e tutti i ragazzi presenti in fiera per i consigli e lo scambio di opinioni. Spero che questo tipo di eventi si ripetano nuovamente qua in zona, magari con qualche mese di preavviso e con un tema, qualche stile a cui riferirsi per brassare le birre da portare, in modo che i giudici possano avere un metro di giudizio piu' valido.
Tornando a noi... ho appena imbottigliato la Belgian Stong Golden Ale prodotta due settimane fa. E' praticamente un tentativo di clone della Duvel Tripel Hop, per la quale ho messo, oltre ai classici luppoli della Duvel, anche del Citra in aroma e in dry-hop. Le sensazioni sono buone, ma ho paura che il dry-hop, seppur tenuto molto basso come quantità, sia un po eccessivo. Vedremo tra qualche mese all'assaggio.
domenica 26 giugno 2016
martedì 31 maggio 2016
Prime volte...
Ciao gente!!!
Apro questo piccolo aggiornamento dicendo che sabato mattina ho finalmente imbottigliato (con l'aiuto di Lorenzo, che mi ha assistito anche nella cotta di due sabati fa) la mia prima Saison.
Per quanto riguarda la ricetta è qualcosa di molto semplice. Pilsner e fiocchi di frumento, con aggiunta di zucchero in riscaldamento per andare a bollire, per cercare di avere un prodotto piu' secco. Per quanto riguarda i luppoli ho messo quello che avevo in casa, senza andare a cercarne di nuovi (essendo un primo tentativo volevo capire gli aromi che poteva offrirmi il lievito piu' che andare a sovra-luppolare).
Il lievito è il famoso e "bastardo" 3724 della Wyeast, il Belgian Saison. Famoso non solo perchè si dice sia il ceppo che utilizza la Brasserie Dupont, ma anche perchè è solito "bloccarsi" attorno agli 1.030 di densità in fase di fermentazione.
Come ho anticipato ho tenuto in fermentatore solo due settimane, quindi posso già dire che "NON si è bloccato" e questo è già un successo come prima volta.
Per evitare il blocco ho tenuto presente gli insegnamenti (e l'esperienza) di Frank di Brewing Bad, che per l'ultima che ha prodotto (la quarta di cui parla sul suo blog), ha consigliato di fare starter per arrivare ad avere un overpitching molto spinto (circa 1,5 volte le cellule necessarie). Io l'ho fatto... e anche per quanto riguarda lo starter "era la mia prima volta". Ne ho fatti 2 litri ed essendo un lievito imbustato da pochissimo (meno di un mese prima dell'apertura), sono arrivato ad avere un bel po di cellule vive, anche grazie all'utilizzo dello stir plate, agitatore magnetico che avevo acquistato su Ebay già precostruito ad un buon prezzo, ma mai finora utilizzato... Era la prima volta che lo provavo.
Altro accorgimento (personalmente lo ritengo piu' un rito wodoo, ma in molti credono sia utile e ho provato) è stato togliere il gorgogliatore e sostituirlo con un foglio di alluminio che va a coprire il foro per evitare infezioni. L'ho fatto dopo 3 giorni di fermentazione, quando il gorgogliatore ancora cantava.
L'ultimo consiglio di Frank era di inserire nutrienti per il lievito sia nello starter (e ho messo la punta di un cucchiaino da caffè in 2 litri), sia in bollitura (e ho messo un cucchiaino intero).
Fatto sta che, come accennato, la fermentazione è andata via liscia come l'olio. Come temperature non sapevo bene come comportarmi e ho deciso di dare al lievito un'ampia gamma di gradi a cui lavorare, appunto per cercare di avere un po tutti gli aromi e i sapori che questo poteva offrire alla mia Saison.
Ho iniziato con 2 giorni a 24 gradi, per poi aumentare di un grado al giorno, arrivando a 31 gradi al 9' giorno di fermentazione. Ho poi abbassato gradualmente la temperatura nel giro di un paio di giorni, per arrivare a 3-4 gradi in modo da winterizzare, facendo depositare i lieviti. Non l'avevo mai fatto, quindi anche in questo caso era la prima volta.
Ho tenuto in winterizzazione per 2/3 giorni e la sera prima di imbottigliare ho spento il termostato, facendo gradualmente salire la temperatura del mosto (che in realtà è rimasto molto molto freddo, abbiamo imbottigliato il sabato mattina un mosto sui 6 gradi).
Direi che i lieviti si sono depositati egregiamente, il mosto che siamo andati a mettere in bottiglia era limpidissimo e il fondo di lievito molto molto compatto e meno voluminoso rispetto a quando travaso a metà fermentazione.
Tra un paio di settimane vedremo il frutto del nostro esperimento, per ora sono soddisfatto. Colore molto chiaro, birra "bella" anche se non limpidissima, tanti litri (22, con la vecchia pentola ne facevo 12... è un bel passo avanti) e sapore ottimo. Molto speziato, non vorrei fosse troppo.
Tralasciando le questioni strettamente legate alla produzione, un altro tarlo mi gira in testa da mesi... riattivare la vecchia camera di fermentazione.
Da mesi ormai ho acquistato un vecchio freezer a pozzetto usato per poter avere una temperatura stabile in fermentazione. Prima di questo avevo costruito un cubo di legno con ruote, con termostato e una fascia riscaldante sovrastata da due ventole da pc per il ricircolo dell'aria calda.
Per la parte del freddo utilizzavo una cella di Peltier con due dissipatori.
Questa è ovviamente la sezione che non funzionava a dovere.
I motivi erano molteplici, la cella era gigantesca, i dissipatori sulla cella non erano ottimali e non facevano bene contatto con le superfici calda e fredda...
A giorni un resoconto delle prove che sto facendo per renderla fruibile.
All'ultima prova di ieri sera riuscivo a tenere stabili 15 gradi, ma non mi basta, vorrei di piu' (soprattutto perchè nelle prime fasi di fermentazione il mosto scalda parecchio e 15 gradi in ambiente potrebbero voler dire 20 nel mosto).
A rileggerci tra qualche giorno.
Apro questo piccolo aggiornamento dicendo che sabato mattina ho finalmente imbottigliato (con l'aiuto di Lorenzo, che mi ha assistito anche nella cotta di due sabati fa) la mia prima Saison.
Per quanto riguarda la ricetta è qualcosa di molto semplice. Pilsner e fiocchi di frumento, con aggiunta di zucchero in riscaldamento per andare a bollire, per cercare di avere un prodotto piu' secco. Per quanto riguarda i luppoli ho messo quello che avevo in casa, senza andare a cercarne di nuovi (essendo un primo tentativo volevo capire gli aromi che poteva offrirmi il lievito piu' che andare a sovra-luppolare).
Il lievito è il famoso e "bastardo" 3724 della Wyeast, il Belgian Saison. Famoso non solo perchè si dice sia il ceppo che utilizza la Brasserie Dupont, ma anche perchè è solito "bloccarsi" attorno agli 1.030 di densità in fase di fermentazione.
Come ho anticipato ho tenuto in fermentatore solo due settimane, quindi posso già dire che "NON si è bloccato" e questo è già un successo come prima volta.
Per evitare il blocco ho tenuto presente gli insegnamenti (e l'esperienza) di Frank di Brewing Bad, che per l'ultima che ha prodotto (la quarta di cui parla sul suo blog), ha consigliato di fare starter per arrivare ad avere un overpitching molto spinto (circa 1,5 volte le cellule necessarie). Io l'ho fatto... e anche per quanto riguarda lo starter "era la mia prima volta". Ne ho fatti 2 litri ed essendo un lievito imbustato da pochissimo (meno di un mese prima dell'apertura), sono arrivato ad avere un bel po di cellule vive, anche grazie all'utilizzo dello stir plate, agitatore magnetico che avevo acquistato su Ebay già precostruito ad un buon prezzo, ma mai finora utilizzato... Era la prima volta che lo provavo.
Altro accorgimento (personalmente lo ritengo piu' un rito wodoo, ma in molti credono sia utile e ho provato) è stato togliere il gorgogliatore e sostituirlo con un foglio di alluminio che va a coprire il foro per evitare infezioni. L'ho fatto dopo 3 giorni di fermentazione, quando il gorgogliatore ancora cantava.
L'ultimo consiglio di Frank era di inserire nutrienti per il lievito sia nello starter (e ho messo la punta di un cucchiaino da caffè in 2 litri), sia in bollitura (e ho messo un cucchiaino intero).
Fatto sta che, come accennato, la fermentazione è andata via liscia come l'olio. Come temperature non sapevo bene come comportarmi e ho deciso di dare al lievito un'ampia gamma di gradi a cui lavorare, appunto per cercare di avere un po tutti gli aromi e i sapori che questo poteva offrire alla mia Saison.
Ho iniziato con 2 giorni a 24 gradi, per poi aumentare di un grado al giorno, arrivando a 31 gradi al 9' giorno di fermentazione. Ho poi abbassato gradualmente la temperatura nel giro di un paio di giorni, per arrivare a 3-4 gradi in modo da winterizzare, facendo depositare i lieviti. Non l'avevo mai fatto, quindi anche in questo caso era la prima volta.
Ho tenuto in winterizzazione per 2/3 giorni e la sera prima di imbottigliare ho spento il termostato, facendo gradualmente salire la temperatura del mosto (che in realtà è rimasto molto molto freddo, abbiamo imbottigliato il sabato mattina un mosto sui 6 gradi).
Direi che i lieviti si sono depositati egregiamente, il mosto che siamo andati a mettere in bottiglia era limpidissimo e il fondo di lievito molto molto compatto e meno voluminoso rispetto a quando travaso a metà fermentazione.
Tra un paio di settimane vedremo il frutto del nostro esperimento, per ora sono soddisfatto. Colore molto chiaro, birra "bella" anche se non limpidissima, tanti litri (22, con la vecchia pentola ne facevo 12... è un bel passo avanti) e sapore ottimo. Molto speziato, non vorrei fosse troppo.
Tralasciando le questioni strettamente legate alla produzione, un altro tarlo mi gira in testa da mesi... riattivare la vecchia camera di fermentazione.
Da mesi ormai ho acquistato un vecchio freezer a pozzetto usato per poter avere una temperatura stabile in fermentazione. Prima di questo avevo costruito un cubo di legno con ruote, con termostato e una fascia riscaldante sovrastata da due ventole da pc per il ricircolo dell'aria calda.
Per la parte del freddo utilizzavo una cella di Peltier con due dissipatori.
Questa è ovviamente la sezione che non funzionava a dovere.
I motivi erano molteplici, la cella era gigantesca, i dissipatori sulla cella non erano ottimali e non facevano bene contatto con le superfici calda e fredda...
A giorni un resoconto delle prove che sto facendo per renderla fruibile.
All'ultima prova di ieri sera riuscivo a tenere stabili 15 gradi, ma non mi basta, vorrei di piu' (soprattutto perchè nelle prime fasi di fermentazione il mosto scalda parecchio e 15 gradi in ambiente potrebbero voler dire 20 nel mosto).
A rileggerci tra qualche giorno.
lunedì 23 maggio 2016
Etichette per birra - Un nuovo metodo
Ciao amici.
Il resoconto di oggi riguarda uno dei tarli che mi assilla da tempo: l'etichettatura delle mie birre.
E' una storia travagliata la mia,
ho iniziato stampando con stampante laser su fogli di etichette pretagliate. Risultato? visivamente ottimo, ma poi è un Cristo staccarle, ad ogni riciclo delle bottiglie tocca sempre ammollarle in acqua bollente e utilizzare additivi e sgrassatori per eliminare i residui di colla: BOCCIATO.
Poi sono passato a stamparle su carta normale con stampante a getto d'inchiostro, incollandole con colla stick. Qualità visiva pessima (la stampa a colori su carta normale, seppur impostando la stampante a qualità massima, non è accettabile). La colla stick attacca bene, si stacca abbastanza bene con un po di acqua calda versata dal rubinetto sulla bottiglia, pero' è un po uno sbattimento da incollare. Forse cambiando tipo di carta o stampante diventerebbe ACCETTABILE.
Il nuovo metodo, che ho testato (sembra con successo) questa settimana è utilizzare carta per stampante Ink-Jet ad alta risoluzione. In questo caso l'etichetta viene stampata egregiamente (ovviamente su spreca piu' inchiostro e tempo). Per incollarle sto testando la colla roller permanente. Per chi non la conoscesse sono dei roller tipo il correttore a nastro, ma anzichè correggere in bianco rilasciano colla. Ho provato il modello Pritt, ma oltre a costare troppo, è anche piu' corto rispetto a quello che ho poi acquistato. La mia scelta è ricaduta sul modello LEBEZ 6006. E' largo 8,4mm e lungo 10 metri. Il costo migliore che ho trovato su ebay è di circa €2,90 al pezzo.
Non è poco, visto che con un rotolo non ci faccio nemmeno una cotta (e io faccio cotte da 14 litri), ma posso assicurarvi che la comodità è incredibile.

Il resoconto di oggi riguarda uno dei tarli che mi assilla da tempo: l'etichettatura delle mie birre.
E' una storia travagliata la mia,
ho iniziato stampando con stampante laser su fogli di etichette pretagliate. Risultato? visivamente ottimo, ma poi è un Cristo staccarle, ad ogni riciclo delle bottiglie tocca sempre ammollarle in acqua bollente e utilizzare additivi e sgrassatori per eliminare i residui di colla: BOCCIATO.
Poi sono passato a stamparle su carta normale con stampante a getto d'inchiostro, incollandole con colla stick. Qualità visiva pessima (la stampa a colori su carta normale, seppur impostando la stampante a qualità massima, non è accettabile). La colla stick attacca bene, si stacca abbastanza bene con un po di acqua calda versata dal rubinetto sulla bottiglia, pero' è un po uno sbattimento da incollare. Forse cambiando tipo di carta o stampante diventerebbe ACCETTABILE.
Il nuovo metodo, che ho testato (sembra con successo) questa settimana è utilizzare carta per stampante Ink-Jet ad alta risoluzione. In questo caso l'etichetta viene stampata egregiamente (ovviamente su spreca piu' inchiostro e tempo). Per incollarle sto testando la colla roller permanente. Per chi non la conoscesse sono dei roller tipo il correttore a nastro, ma anzichè correggere in bianco rilasciano colla. Ho provato il modello Pritt, ma oltre a costare troppo, è anche piu' corto rispetto a quello che ho poi acquistato. La mia scelta è ricaduta sul modello LEBEZ 6006. E' largo 8,4mm e lungo 10 metri. Il costo migliore che ho trovato su ebay è di circa €2,90 al pezzo.
Non è poco, visto che con un rotolo non ci faccio nemmeno una cotta (e io faccio cotte da 14 litri), ma posso assicurarvi che la comodità è incredibile.

Ecco come applico la colla. Io faccio un giro tutto attorno all'etichetta, piu' una sorta di croce centrale per incollare meglio.
In questo modo l'etichetta resta ben attaccata, ma quando si è consumata la birra si puo' tranquillamente togliere semplicemente tirandola da un angolo. Se rimangono residui di colla sulla bottiglia basta dare una passata sotto l'acqua calda corrente e viene via senza l'utilizzo di additivi. Capisco che il prezzo è alto, ma a mio parere considerando la velocità di applicazione e di rimozione ne vale la pena.
AGGIORNAMENTO:
Ultimamente ho modificato la tecnica con cui "striscio" la colla sull'etichetta. Mi sono infatti accorto che facendo tutto il bordo esterno e quella X che si vede in foto, ottengo due inconvenienti. Prima cosa: sciupo troppa colla, seconda cosa: le etichette si fan fatica a staccare ugualmente, rimangono troppi residui di colla e carta anche dopo averla lavata sotto l'acqua calda.
Ho cosi' deciso (ed è la mia tecnica definitiva, già testata con successo su 3 cotte) di fare solamente 2 strisciate verticali ai lati dell'etichetta ed una sola strisciata in diagonale.
In questo modo l'etichetta non si stacca perchè i due lati sono ben incollati e la carta è ben tesa sulla bottiglia e in piu' è molto piu' veloce e facile staccarle. Spesso si stacca senza lasciare nemmeno un residuo di colla e senza nemmeno metterla sotto l'acqua. Diventa come fosse un adesivo removibile.
sabato 14 maggio 2016
...Una tranquilla mattinata...
Ciao Homebrewers...
Stamattina, in occasione della cotta della mia Saison (per la quale ho preso spunto dall'esperienza e dalla ricetta di Frank di Brewing Bad, che ringrazio) è passato a trovarmi il mio amico Lorenzo, che sta progettando un impiantino BIAB assieme al cugino.
E' rimasto stupefatto dalla semplicità della produzione BIAB con un impianto elettrico gestito da termostato PID. Non poteva credere che l'unica fatica da fare durante tutta la cotta fosse, al di la della pulizia e sanitizzazione, solo quella di estrarre e strizzare la sacca. Mi ripeteva "ma fa tutto da solo" e io "certo".
La cotta è stata infatti rilassantissima e le migliorie apportate all'impianto hanno aiutato ad andare in fermentatore con un mosto piu' limpido e a centrare perfettamente la OG di 1.050 (ed anche i litri erano quelli giusti).
Ecco le piccole modifiche che ho implementato:
NUOVO DOPPIOFONDO:
Innanzitutto mi sono costruito un nuovo doppiofondo filtrante. E' ancora un prototipo, ma volevo sostituire il doppiofondo troppo "chiuso" che utilizzavo (il classico che si compra su Birramia o che l'utente Cri091 costruisce su commissione tramite il forum AreaBirra ) con uno piu' "aperto" e che separasse meno la parte dove sta la sacca e i grani e quella dove sta il fondo "vuoto" col rubinetto e la sonda di temperatura (che in questo caso dovrebbe misurare un valore piu' veritiero).
Stamattina, in occasione della cotta della mia Saison (per la quale ho preso spunto dall'esperienza e dalla ricetta di Frank di Brewing Bad, che ringrazio) è passato a trovarmi il mio amico Lorenzo, che sta progettando un impiantino BIAB assieme al cugino.
E' rimasto stupefatto dalla semplicità della produzione BIAB con un impianto elettrico gestito da termostato PID. Non poteva credere che l'unica fatica da fare durante tutta la cotta fosse, al di la della pulizia e sanitizzazione, solo quella di estrarre e strizzare la sacca. Mi ripeteva "ma fa tutto da solo" e io "certo".
La cotta è stata infatti rilassantissima e le migliorie apportate all'impianto hanno aiutato ad andare in fermentatore con un mosto piu' limpido e a centrare perfettamente la OG di 1.050 (ed anche i litri erano quelli giusti).
Ecco le piccole modifiche che ho implementato:
NUOVO DOPPIOFONDO:
Innanzitutto mi sono costruito un nuovo doppiofondo filtrante. E' ancora un prototipo, ma volevo sostituire il doppiofondo troppo "chiuso" che utilizzavo (il classico che si compra su Birramia o che l'utente Cri091 costruisce su commissione tramite il forum AreaBirra ) con uno piu' "aperto" e che separasse meno la parte dove sta la sacca e i grani e quella dove sta il fondo "vuoto" col rubinetto e la sonda di temperatura (che in questo caso dovrebbe misurare un valore piu' veritiero).
Per costruirlo ho acquistato un sottopentola di diametro 32cm ripiegabile su Ebay e viti, bulloni, gancio centrale e rondelle da un rivenditore di materiale per nautica, la Inox Tirrenica.
Tutti i materiali (tranne il sottopentola) sono in acciaio AISI 316 o AISI 304 a seconda delle disponibilità del fornitore (che per molti articoli vende solo pacchi da 100 o da 50, eccessivi per le mie esigenze, quindi mi sono dovuto adattare con quel che trovavo in confezioni "umane").
La prova è stata superata con successo. Le viti appoggiano sul fondo e distanziano il sottopentola della perfetta altezza che mi serve in modo che la sonda rimanga al di sotto. Il gancio centrale per estrarre il doppiofondo una volta finito il mash è utilissimo. Il costo delle viti non è basso, ma se andiamo a vedere i prezzi dei doppiofondi "classici" il totale è pressochè paragonabile,
Sono veramente contento della mia opera di fai-da-te, non potevo sperare di meglio.
RUBINETTO:
Altro aggeggio che ho implementato è un rubinetto in uscita dalla pompa di ricircolo, per regolare il flusso del mosto durante il mash.
Per questa ho preso spunto sempre da Frank, che mi ha consigliato di implementarla in quanto alcuni dicono che ricircolare il mosto troppo velocemente possa inficiare la schiuma perchè tende a sfaldare le catene proteiche. Sinceramente non ho mai avuto problemi di quel tipo (o almeno non dipendenti da quello ma da altro), ma dato che i portagomma e il tubo in silicone li avevo già in casa, non ho fatto altro che acquistare un rubinetto "discreto" su Mr-Malt ed attaccarlo al sistema di ricircolo.
PALA PER WHIRPOOL:
Da quando birrifico non sono mai riuscito a fare un whirpool del mosto decente, quindi ultimamente ho sempre buttato tutto nel fermentatore senza curarmi troppo di cosa arrivava e cosa no in pasto ai lieviti. Per il luppolo ho sempre usato hop-bag o simili, quindi non avevo problemi a rovesciare la pentola.
Con l'ultimo ordine da BacBrewing, però, ero a pochi euro dal raggiungimento della somma che dava diritto alle spese di spedizione gratuite... Tra le tante cose belle del sito ho notato questa paletta e mi sono detto "proviamo".
La pala è tutta in acciaio, rifinitissima e resistentissima. Addirittura la parte finale ha una (cito il sito internet) Finitura superficiale pallinata a microsfere in ceramica, elettrodecapata, passivata.
Non so che cosa voglia dire, ma l'effetto è veramente bello e professionale.
Avendo 3 palette simmetriche tra loro, si evita che la pala vada "per i cavoli suoi" e si ha invece un movimento perfettamente bilanciato, visto che è semplice mantenerla al centro del mosto in fase di rotazione col trapano.
Ecco il risultato del Whirpool. Come vedete tutto ciò che non volevamo portare al rubinetto è rimasto al centro sul fondo (in realtà la foto è stata fatta dopo una decina di minuti dalla chiusura del rubinetto e il mucchietto si è un po allargato).
Non è un'acquisto fondamentale per il proprio impianto, ma fa comodo averla.
sabato 7 maggio 2016
L'assaggio delle mie creazioni (i misteri delle Poste Italiane)
Eccoci qua gente,
Se come me seguite le gesta del buon Giovanni di Sgabuzen Homebrewing (e se già non lo fate... FATELO !!!), saprete che, in occasione del videoassaggio della birra stout di Antonio di qualche settimana fa, Giovanni disse, a fine video, di avere in mente una nuova rubrica nella quale assaggiare e commentare birre provenienti dai lettori del blog.
Io, dopo averlo preso in giro piu' volte dicendogli "hai trovato finalmente il modo di bere gratis eh... vecchia volpe!!!" non ho perso tempo e ho subito spedito quattro delle mie creazioni.
In realtà ero molto molto curioso di avere un suo riscontro, in quanto mi fido ciecamente del suo giudizio e lo ritengo molto preparato.
Come vedrete dal video, le birre che ho spedito sono: Una Blanche aromatizzata al pepe rosa, una American IPA (che è quella che ho poi ri-brassato, variandone la luppolatura, per testare la nuova pentola), una Rauch affumicata ed una Pilsner.
Purtroppo il viaggio ha modificato, nel bene e nel male, alcune caratteristiche delle birre (ammetto di averle imballate in fretta e furia e forse potevo fare di meglio).
Giovanni trova un odore "strano" nell'aroma della American IPA; odore che ne io, ne tutti gli altri che l'hanno assaggiata, hanno riscontrato. Penso sia dovuto al rimescolamento di lievito (e soprattutto residui di luppolo in pellet) nella birra al momento del trasporto.
Nel video Giovanni assaggia anche la Blanche. Non ha fatto il video per le altre due, ma privatamente mi ha scritto che la Pilsner fa molta schiuma ma non è limpida.
Anche qua penso sia intervenuta una buona dose di rimescolamento durante il trasporto. Infatti le Pilsner che sto bevendo io sono limpidissime, ma fanno pochissima schiuma... i misteri delle Poste Italiane...
Detto questo vi lascio al video di Giovanni e colgo l'occasione per incentivarvi a mandargli anche le vostre creazioni!!! Facciamolo bere sto ragazzo su...
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domenica 24 aprile 2016
Nuova pentola, più litri per tutti !!!
Eccoci qua.
Dopo qualche settimana di silenzio torno ad illustrare novità buone e cattive.
La più grande consiste nell'acquisto (la adocchiavo da tempo) di una pentola più grande. Da sempre mi dico "quando riuscirò a produrre una birra che non mi vergognerei di pagare 6 euro la pinta in birreria, allora vorrà dire che avrò imparato e potrò comprare una pentola più grande ed arrivare a produrre i canonici 23 litri".
Bhe... assaggiando la American IPA che ho imbottigliato qualche settimana fa ho avuto l'illuminazione. Aroma, sapore ed amaro sono perfettamente amalgamati, è esattamente la birra che volevo.
Questo mi ha portato a dover scegliere che pentola prendere (facendo BIAB, per produrre circa 23 litri dovevo optare per una pentola da almeno 40 litri).
Sulle prime l'idea è ricaduta nell'autocostruzione. Mi è passato in testa di prendere una pentola e montarvi una resistenza. Ottima idea, ma accantonata dopo aver letto le gesta di Giovanni di Sgabuzen, che ha costruito tutto e poi si è accorto che con la singola resistenza da 2500watt non arriva a bollire vigorosamente.
Per evitare problemi la mia scelta è ricaduta su di una pentola elettrica già precostruita (come la mia BIELMEIER da 26 litri, che mi ha sempre seguito senza problemi e che, avendo resistenza separata sotto la base, non da problemi di caramellizzazione del mosto su di essa e di pulizia difficoltosa).
Ovviamente il prezzo per una pentola da 40 litri elettrica non puo' che essere alto... in Italia se ne trovavano due modelli, ma entrambi sconosciuti in ambito homebrewer (avrei dovuto fare da "tester") ed entrambi con un problema ognuna...
La prima ha il rubinetto NON sostituibile. Avrebbe significato tenere il rubinetto dov'era (rubinetto di plastica) ed aggiungerne un'altro da un altro lato della pentola, cosa che non mi piaceva dover fare.
La seconda aveva potenza troppo troppo alta (3000 watt). Probabilmente avrebbe faticato a funzionare anche senza altri elettrodomestici accesi in casa (infatti penso che il limite del contatore sia pressapoco quello).
L'unica scelta che mi rimaneva era prenderla dall'estero. Da USA e Australia neanche a pensarci, la dogana avrebbe sicuramente pesato su di un pacco così' grande. Mi rimangono quindi gli UK. In inghilterra (così come in Australia) la pentola elettrica 40 litri più utilizzata per l'Homebrew è la BUFFALO.
Mi sono messo alla ricerca, scoprendo, mio malgrado, che nessun sito internet inglese spedisce quell'articolo in Italia (salvo la casa produttrice, che però vuole una spesa dal loro sito di circa 600 euro per poterla spedire, con quei soldi ne avrei prese 3).
Alla fine della fiera l'unico che me l'avrebbe spedita (costo di spedizione solo 5 euro tra l'altro) era il caro vecchio Amazon (UK).
L'ho presa, pagata ed è arrivata in meno di una settimana.
Dopo qualche settimana di silenzio torno ad illustrare novità buone e cattive.
La più grande consiste nell'acquisto (la adocchiavo da tempo) di una pentola più grande. Da sempre mi dico "quando riuscirò a produrre una birra che non mi vergognerei di pagare 6 euro la pinta in birreria, allora vorrà dire che avrò imparato e potrò comprare una pentola più grande ed arrivare a produrre i canonici 23 litri".
Bhe... assaggiando la American IPA che ho imbottigliato qualche settimana fa ho avuto l'illuminazione. Aroma, sapore ed amaro sono perfettamente amalgamati, è esattamente la birra che volevo.
Questo mi ha portato a dover scegliere che pentola prendere (facendo BIAB, per produrre circa 23 litri dovevo optare per una pentola da almeno 40 litri).
Sulle prime l'idea è ricaduta nell'autocostruzione. Mi è passato in testa di prendere una pentola e montarvi una resistenza. Ottima idea, ma accantonata dopo aver letto le gesta di Giovanni di Sgabuzen, che ha costruito tutto e poi si è accorto che con la singola resistenza da 2500watt non arriva a bollire vigorosamente.
Per evitare problemi la mia scelta è ricaduta su di una pentola elettrica già precostruita (come la mia BIELMEIER da 26 litri, che mi ha sempre seguito senza problemi e che, avendo resistenza separata sotto la base, non da problemi di caramellizzazione del mosto su di essa e di pulizia difficoltosa).
Ovviamente il prezzo per una pentola da 40 litri elettrica non puo' che essere alto... in Italia se ne trovavano due modelli, ma entrambi sconosciuti in ambito homebrewer (avrei dovuto fare da "tester") ed entrambi con un problema ognuna...
La prima ha il rubinetto NON sostituibile. Avrebbe significato tenere il rubinetto dov'era (rubinetto di plastica) ed aggiungerne un'altro da un altro lato della pentola, cosa che non mi piaceva dover fare.
La seconda aveva potenza troppo troppo alta (3000 watt). Probabilmente avrebbe faticato a funzionare anche senza altri elettrodomestici accesi in casa (infatti penso che il limite del contatore sia pressapoco quello).
L'unica scelta che mi rimaneva era prenderla dall'estero. Da USA e Australia neanche a pensarci, la dogana avrebbe sicuramente pesato su di un pacco così' grande. Mi rimangono quindi gli UK. In inghilterra (così come in Australia) la pentola elettrica 40 litri più utilizzata per l'Homebrew è la BUFFALO.
Mi sono messo alla ricerca, scoprendo, mio malgrado, che nessun sito internet inglese spedisce quell'articolo in Italia (salvo la casa produttrice, che però vuole una spesa dal loro sito di circa 600 euro per poterla spedire, con quei soldi ne avrei prese 3).
Alla fine della fiera l'unico che me l'avrebbe spedita (costo di spedizione solo 5 euro tra l'altro) era il caro vecchio Amazon (UK).
L'ho presa, pagata ed è arrivata in meno di una settimana.
Eccola in tutto il suo splendore lucente.
Ne fanno diversi esemplari, io ho preso questa (che tra l'altro da sito ufficiale danno fuori produzione),che è più stretta e alta rispetto al nuovo modello (come detto dovrebbe garantire bollitura vigorosa, ed è quello che fa).
Appena arrivata è stato necessario apportare alcune modifiche per renderla consona all'uso casalingo-brassicolo. Per prima cosa ho tolto il rubinetto originale e al suo posto ho inserito un portasonda (non ho messo li il rubinetto perchè quel buco era un po troppo in alto rispetto a dove l'avrei voluto mettere).
Ecco il portasonda di BacBrewing visto da fuori (sinistra) e da dentro la pentola (destra).
Ho poi forato la pentola ed inserito pure un rubinetto (come detto ho fatto il buco piu' in basso... troppo piu' in basso per la verità, ma fa nulla).
Altra modifica fondamentale per questa pentola è il bypass della sonda che rileva la temperatura. Questo si fa perchè essa ha un sistema che blocca la resistenza di riscaldamento al raggiungimento di una certa temperatura. Così facendo bloccherebbe la fonte di calore durante la bollitura, provocando appunto un blocco di tale fase, con conseguenti bestemmie del sottoscritto. Per evitare ho seguito una guida trovata online. Innanzitutto specifico che tante guide sono per l'altro modello di BUFFALO che non ha solo il sensore di temperatura, ma anche un fusibile termico, che ha la funzione di bruciarsi se a contatto con temperature oltre una certa soglia. Questo è ancora piu' preoccupante perchè interrompe inesorabilmente il passaggio di corrente alla resistenza e deve essere bypassato per poter funzionare da pentola per birra).
Quello che ho fatto è stato svitare le 4 viti poste sotto ai piedini in gomma che stanno sotto la pentola, estrarre il coperchio ed andare a cercare la sonda di temperatura, che è qualcosa tipo questo:
Si svitano le viti che la tengono in posizione e la si infila dentro ad un tubo in silicone resistente alle alte temperature (io avevo un tubicino in cui entrava di misura).
Poi si prende la sonda e si infascetta lontando dal sotto della pentola, in modo che non prenda troppo calore.
In questo modo ovviamente si va a bypassare il termostato integrato, quindi consiglio di farlo solo se si ha un termostato esterno da utilizzare in fase di mash.
Ultima modifica è stato creare una coperta termica per la pentola. Per farla ho utilizzato 2 strati di rotolo termoriflettente per termosifoni:
Posto in modo che la parte argentata fosse esterna, ed uno di sughero (spessore 2mm):
Li ho tagliati di misura per fare qualche centimetro in piu' rispetto al diametro della pentola e incollati assieme con del biadesivo molto forte (ho preso quello per incollare le moquettes al pavimento in un negozio di bricolage)
Il tutto è stato stretto attorno alla pentola con due fasce con chiusura (di quelle che si usano per legare i pacchi sul portapacchi o simili).
Una volta che c'ero ho deciso di costruire una coperta termica anche per la vecchia pentola (che continuerò ad utilizzare per le cotte "esperimento").
Una volta che la pentola era pronta dovevo trovare il modo di fargli mantenere la temperatura stabile durante la cotta.
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata mettere finalmente in funzione il giocattolino che mi sono costruito già mesi fa: ArdBir.
Si tratta di un circuito, su base Arduino, con tanto di monitor a cristalli liquidi e 4 pulsanti che, tramite menu in italiano, permette la gestione perfetta delle ricette precedentemente caricate. Quindi è di fatto un termostato PID con tanto di gestione automatica degli step della ricetta e con avvisatore acustico che suona quando sono da inserire i luppoli in bollitura. Comodissimo pensavo...
Pensavo... In realtà è stato un calvario che mi ha assillato per 3 serate consecutive, facendomi fare le 2 di notte e sprecare tanta energia elettrica.
Il PID di questo termostato è da tarare manualmente... facile (penserete voi)... si se l'aggeggio funziona!!!
Purtroppo mi sono accorto a mie spese (non ho ancora capito il perchè in realtà) che il PID del mio ArdBir non funziona, o meglio si blocca continuando a "fingere" di funzionare, ma in realtà va a caso dopo un tot di tempo.
Quindi mi mettevo a cercare di tararlo seguendo l'utile guida di Giovanni Iovane di Sgabuzen Homebrewing... ma qualsiasi valore andassi a variare il risultato era sempre quello.
Quindi mi sono rivolto direttamente a Giovanni che, a mezzanotte passata, mi ha spiegato come ricaricare il programma sull'Arduino (anzi mi ha fisicamente passato il file del programma che non si trova piu' online per ragioni che non sto a trattare qua).
Una volta ricaricato torno a far prove... ho fatto le 2 di notte cercando di cavare un ragno da un buco, ma senza risultati concreti.
Non riuscendo a mettere in funzione l'aggeggio, ho deciso di accantonarlo.
In realtà l'utilità di ArdBir, quando si possiede già un termostato PID perfettamente tarato (come quello che già utilizzavo con la vecchia pentola) e quando si fanno per lo piu' cotte monostep, è abbastanza superfluo.
Ho quindi pensato di tornare al vecchio PID (anzi, me ne sto costruendo un altro identico da utilizzare con la vecchia pentola, in modo da avere i 2 sistemi completamente separati tra loro e da non dover ritarare tutto ad ogni cotta) e, per gestire i tempi dell'inserimento dei luppoli (cosa per la quale mi sarebbe venuto comodo ArdBir), ho deciso di scaricare l'App Android "BrewTimer" , che ha appunto questa funzione.
Ecco un'immagine del tentativo di tarare il PID di ArdBir.
Un'altra utilissima funzione (per me almeno) di ArdBir era la possibilità di programmare un orario di inizio cotta, accendendo di fatto il sistema ma posticipando l'inizio riscaldamento della pentola. In questo modo avrei la possibilità di impostare l'inizio del riscaldamento della pentola per le 6 del mattino, svegliandomi poi alle 7 e trovando l'acqua già a temperatura per poter buttare sacca e grani.
Per simulare anche questa funzione ho comprato (a 10 euro, scontato in quando ho promesso di portare le mie birre ai due ragazzi del negozio) questo:
Che è semplicemente una spina programmabile. Programmi il giorno e l'ora in cui deve accendersi e questo funziona come un timer. PERFETTO.
Ok, a questo punto era tutto pronto. Non mancava che testarlo con una cotta. Così ho fatto, infatti per provare il nuovo impianto ho provato a rifare nuovamente la American IPA che tanto mi era piaciuta. Ovviamente, da buon homebrewer, l'ho stravolta totalmente cambiando tipi e quantità di luppoli.
Fatto sta che la cotta è stata divisa in 2 fermentatori (13 litri in uno e circa 10 nell'altro) ed è stata inoculata una bustina di US-04 in ognuno.
Sono già stati una settimana a fermentare a 18 gradi e stasera ho travasato e messo dentro grosse quantità di luppolo in entrambi.
Ecco i due fermentatori in cella a 18 gradi.
Questo è tutto per ora.
Non so ancora quando e quale sarà la prossima cotta, ma sicuramente non sarà prima di due settimane (prossimo sabato devo imbottigliare queste due cotte diverse, quindi sarò già abbastanza impegnato e non posso sottrarre troppo tempo alla famiglia al momento).
lunedì 4 aprile 2016
BREWING BAD - IL LIBRO
Quello che vi propongo quest'oggi è un libro che ho appena finito di leggere.
Non è il solito libro dedicato all'Homebrewing, dove vengono citate sempre le solite cose (ingredienti, tecniche e formule varie); se vogliamo dirla tutta non è nemmeno un libro... E' semplicemente una raccolta di articoli del blog di Frank ( http://www.brewingbad.com/ ), da lui stesso selezionati, riscritti, commentati e catalogati.
Qualcuno potrebbe storcere il naso, dicendo "chi me lo fa fare di comprare un libro che racchiude materiale già presente gratuitamente online?"
E' la stessa cosa che ho pensato anch'io (in realtà l'avrei comprato in ogni modo, per sostenere l'amico Francesco, autore del blog che piu' mi ha aiutato nella mia crescita... glielo dovevo in ogni caso). La bella sorpresa è invece che non è solo questo.
Innanzitutto... la copertina... semplicemente GENIALE!!! Chiamare un libro (e un blog) "Brewing Bad" e mettere una foto di copertina di quel tipo è qualcosa di splendido.
Ma passiamo al succo del libro.
In prefazione il buon Frank ci spiega la sua storia di homebrewer, iniziata circa 3 anni fa, quando erano in 4 a birrificare. Salvo poi ritrovarsi da solo a sperimentare e produrre in casa propria, dove ha messo a punto un sistema BIAB elettrico molto interessante.
Sono tante le analogie tra la sua e la mia "storia", entrambi birrifichiamo in BIAB e lo riteniamo un ottimo metodo per arrivare all'obiettivo in maniera veloce ed efficiente; entrambi lo facciamo in casa da soli, entrambi leggiamo miriadi di libri e siti, entrambi cambiamo spesso impianto o pezzi di esso (un po come tutti gli homebrewer del mondo), entrambi siamo un po controcorrente su alcuni concetti che in molti ritengono ovvi.
Poi il libro passa al sodo, iniziando con l'attrezzatura.
Francesco ci propone in primo luogo i post dedicati al suo primo impianto elettrico con termostato PID, dove birrificava con pentola Brukaps plastificata, con elemento riscaldante "a vista". Poi ci illustra il sistema successivo (che da quel che dice è quello che utilizza tutt'ora), che ha allestito prendendo una pentola "simil-crucco" e vi ha applicato una resistenza di Angelbrewing.
Cito questi perchè li ritengo gli articoli piu' inerenti a ciò che ho scritto finora sul mio blog, proprio perchè vanno ad ampliare il discorso già intrapreso nelle mie "guide sull'acquisto dell'attrezzatura" (e a mio parere sarebbe utile a chi sta ponderando l'acquisto di materiale per produrre BIAB elettrico, avere diverse versioni ed idee, come si dice "sentire piu' campane" prima di decidere).
Il libro continua con la spiegazione di alcuni concetti basilari della produzione (tipo la densità del mosto), ma lo fa in maniera chiara e diretta, senza proporre centomila formule e calcoli (consiglio comunque sempre di affiancare a questo libro "semplificato" anche il mattone "Progettare Grandi Birre", che ritengo una bibbia indispensabile per qualsiasi "All-Grainer").
Gli articoli più esilaranti (ma utili allo stesso tempo) sono quelli che, in pieno stile "Brewing Bad", vanno controcorrente rispetto alla massa. Francesco spesso ci tiene a ribadire che, a suo parere, il travaso del mosto in fase di fermentazione è spesso superfluo e che porta piu' danni che benefici (io in realtà lo faccio quasi sempre, ma piu' che altro perchè nell'80% delle mie birre faccio dryhop). In un altro articolo si scaglia a pieni polmoni contro chi dice che inoculare lievito liquido senza fare starter in 20 litri di mosto è cosa buona e giusta (io faccio 13 litri e lo starter non lo faccio, ma mi sto giusto giusto informando per iniziare dato che ho comprato pentola da 40 litri per produrne 19-20).
Continua poi con tanti altri utili articoli. Non li cito tutti per non rovinarvi la sorpresa, ma vi assicuro che ogni Homebrewer, anche i piu' esperti, possono in questo libro trovare qualche informazione utile per migliorare le proprie produzioni o le proprie attrezzature.
Io personalmente, come detto, posso solo ringraziare Frank dal profondo del cuore per avermi fatto evolvere durante gli ultimi anni, prima cambiando impianto e passando alla pentola elettrica, seguendo la sua guida per la costruzione del termostato PID per automatizzare il tutto; successivamente mi sono stati utilissimi i suoi articoli dove spiega la modifica dell'acqua e dove sfata il mito dei profili delle acque "famose".
Questo è solo il primo volume, che racchiude gli articoli piu' significativi del suo blog fino al 2014. Francesco promette (e lo spero vivamente) che presto uscirà un secondo volume, che andrà avanti negli anni, inserendo nuove informazioni.
Questo il dettaglio del sommario con la lista degli argomenti trattati.
Riassumendo... Brewing Bad non è il solito libro che intende insegnare le basi della birrificazione casalinga, tutt'altro. Si rivolge ad un'ampia fetta di pubblico, visto che contiene dagli articoli piu' semplici e basilari, a quelli piu' complessi, ai temi piu' controversi e controcorrente.
Se non vi spaventa immaginare ad una cotta fermentata "senza travasi intermedi" allora questo è il libro che fa per voi... preparatevi a conoscere un soggetto che, in pochi anni, si è messo in mostra e ha messo in piedi, senza scopo di lucro, uno dei blog piu' interessanti e completi del panorama HB italiano.
Ma passiamo al succo del libro.
In prefazione il buon Frank ci spiega la sua storia di homebrewer, iniziata circa 3 anni fa, quando erano in 4 a birrificare. Salvo poi ritrovarsi da solo a sperimentare e produrre in casa propria, dove ha messo a punto un sistema BIAB elettrico molto interessante.
Sono tante le analogie tra la sua e la mia "storia", entrambi birrifichiamo in BIAB e lo riteniamo un ottimo metodo per arrivare all'obiettivo in maniera veloce ed efficiente; entrambi lo facciamo in casa da soli, entrambi leggiamo miriadi di libri e siti, entrambi cambiamo spesso impianto o pezzi di esso (un po come tutti gli homebrewer del mondo), entrambi siamo un po controcorrente su alcuni concetti che in molti ritengono ovvi.
Poi il libro passa al sodo, iniziando con l'attrezzatura.
Francesco ci propone in primo luogo i post dedicati al suo primo impianto elettrico con termostato PID, dove birrificava con pentola Brukaps plastificata, con elemento riscaldante "a vista". Poi ci illustra il sistema successivo (che da quel che dice è quello che utilizza tutt'ora), che ha allestito prendendo una pentola "simil-crucco" e vi ha applicato una resistenza di Angelbrewing.
Cito questi perchè li ritengo gli articoli piu' inerenti a ciò che ho scritto finora sul mio blog, proprio perchè vanno ad ampliare il discorso già intrapreso nelle mie "guide sull'acquisto dell'attrezzatura" (e a mio parere sarebbe utile a chi sta ponderando l'acquisto di materiale per produrre BIAB elettrico, avere diverse versioni ed idee, come si dice "sentire piu' campane" prima di decidere).
Il libro continua con la spiegazione di alcuni concetti basilari della produzione (tipo la densità del mosto), ma lo fa in maniera chiara e diretta, senza proporre centomila formule e calcoli (consiglio comunque sempre di affiancare a questo libro "semplificato" anche il mattone "Progettare Grandi Birre", che ritengo una bibbia indispensabile per qualsiasi "All-Grainer").
Gli articoli più esilaranti (ma utili allo stesso tempo) sono quelli che, in pieno stile "Brewing Bad", vanno controcorrente rispetto alla massa. Francesco spesso ci tiene a ribadire che, a suo parere, il travaso del mosto in fase di fermentazione è spesso superfluo e che porta piu' danni che benefici (io in realtà lo faccio quasi sempre, ma piu' che altro perchè nell'80% delle mie birre faccio dryhop). In un altro articolo si scaglia a pieni polmoni contro chi dice che inoculare lievito liquido senza fare starter in 20 litri di mosto è cosa buona e giusta (io faccio 13 litri e lo starter non lo faccio, ma mi sto giusto giusto informando per iniziare dato che ho comprato pentola da 40 litri per produrne 19-20).
Continua poi con tanti altri utili articoli. Non li cito tutti per non rovinarvi la sorpresa, ma vi assicuro che ogni Homebrewer, anche i piu' esperti, possono in questo libro trovare qualche informazione utile per migliorare le proprie produzioni o le proprie attrezzature.
Io personalmente, come detto, posso solo ringraziare Frank dal profondo del cuore per avermi fatto evolvere durante gli ultimi anni, prima cambiando impianto e passando alla pentola elettrica, seguendo la sua guida per la costruzione del termostato PID per automatizzare il tutto; successivamente mi sono stati utilissimi i suoi articoli dove spiega la modifica dell'acqua e dove sfata il mito dei profili delle acque "famose".
Questo è solo il primo volume, che racchiude gli articoli piu' significativi del suo blog fino al 2014. Francesco promette (e lo spero vivamente) che presto uscirà un secondo volume, che andrà avanti negli anni, inserendo nuove informazioni.
Questo il dettaglio del sommario con la lista degli argomenti trattati.
Riassumendo... Brewing Bad non è il solito libro che intende insegnare le basi della birrificazione casalinga, tutt'altro. Si rivolge ad un'ampia fetta di pubblico, visto che contiene dagli articoli piu' semplici e basilari, a quelli piu' complessi, ai temi piu' controversi e controcorrente.
Se non vi spaventa immaginare ad una cotta fermentata "senza travasi intermedi" allora questo è il libro che fa per voi... preparatevi a conoscere un soggetto che, in pochi anni, si è messo in mostra e ha messo in piedi, senza scopo di lucro, uno dei blog piu' interessanti e completi del panorama HB italiano.
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