Visualizzazione post con etichetta Tubo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tubo. Mostra tutti i post

lunedì 8 agosto 2016

Inseguendo una chimera...

Ciao a tutti.

Chi mi segue sa che io ho principalmente due caratteristiche che contraddistinguono il mio modo di fare birra...

1 - Il BIAB... sono "il paladino del BIAB", non mi sognerei mai di produrre in altro modo se non in BIAB.

2 - Amo sperimentare... spesso divido le mie cotte in piu' batch per poter sperimentare luppolature in dry-hop differenti o acquisto materiale (anche molto costoso come l'ormai famoso "Hop-Rocket" solo per la curiosità che mi attanaglia).

Bene... quest'oggi il primo punto, nonchè il punto cardine di tutta la mia carriera in All-grain, verrà messo a dura prova dal secondo...

Si, perchè nella mia voglia di sperimentare ed imparare, mi sono già da tempo messo in testa di voler provare l'all-grain classico.

Fino a qualche mese fa non avrei saputo come farlo, avevo una piccola pentola elettrica (27 litri) e due pentole normali, ma niente fornellone, solo un semplice fornello da cucina, che difficilmente avrebbe potuto portare a bollire tanto mosto.

Proprio per questo non sono mai riuscito a trovare il modo per raccapezzarmi e riuscire a trovare almeno tre pentole utili per mash, sparge e boil.

Da qualche mese invece ho acquistato la nuova pentola elettrica da 40 litri, dove al momento faccio BIAB.

Il mio cervello bacato in quella circostanza mi ha detto "e se in futuro vorro' produrre meno litri? mi servirà ancora la pentola piccola... ma il termostato col PID ora è tarato sulla pentola grande... e se costruisco un nuovo termostato per la piccola?".
E cosi' ho fatto, ho acquistato un kit con tutti i pezzi necessari (qualcosa già avevo in casa) e ho costruito un nuovo PID... ovviamente non avevo pensato che "nel grande ci sta anche il piccolo" e che in ogni caso avrei comunque potuto utilizzare sacca e pentola grande anche per i test da pochi litri.

Detto questo... mi trovo ora con una pentola elettrica "piccola" ed un termostato PID perfetto per farci un mash... tutto cio' è inutilizzato da meso e fermo sullo scaffale.

E' quindi arrivato il momento di utilizzare quella pentola.

L'imput mi è arrivato guardando gli ultimi video del Signor Malto (che ringrazio tantissimo per le dritte), che purtroppo, per mancanza di tempo, da molto non stavo seguendo.
Ho notato che ultimamente è passato dal BIAB (anche lui uno dei piu' acerrimi sostenitori di questa tecnica fino a pochi mesi fa) ad un metodo di All-Grain classico con fly sparge, utilizzando la sacca come filtro per le trebbie.
"Sacca come filtro"... questo mi ha subito incuriosito ed esaltato... ho subito ripensato alla pentola piccola inutilizzata e mi è sorta l'idea.
L'ho contattato, ho chiesto il perchè di questa scelta e i trucchetti che utilizza per filtrare... quello che mi lascia un po perplesso della tecnica con la sacca è che bisogna che quest'ultima sia perfettamente calzante con la pentola... la mia non lo è... è una sacca cucita a macchina da mia madre, quindi non è di misura perfetta... piuttosto che fargliela rifare preferisco quindi un approccio piu' "classico", in modo da avere un test piu' affidabile.

Ho già acquistato il materiale INOX AISI 316 (raccordi e tubi a maglia) per costruire un bel filtro bazooka multiplo (su esempio di un vecchio post di Barone Birra) e la utilizzero' come pentola di mash, in cui effettuero' batch sparge, prelevando l'acqua da una pentola che scaldero' su fornello da cucina.
Una volta effettuato lo sparge travasero' nella pentola di boil (la nuova Buffalo da 40 litri) tramite tubi in silicone e una pompa IWAKI, la stessa che utilizzo (e utilizzero' anche in questo caso dato che non ho pale motorizzate e non ho intenzione di spender altri soldi per costruirle, almeno per ora) per il ricircolo del mosto durante il mash.

Ma voi vi chiederete... perchè hai deciso di provare All-Grain classico, perdendo tanto tempo in piu', dovendo lavare tanta attrezzatura in piu', dovendo spender soldi per costruire il filtro ecc ecc ecc, quando hai sempre detto che il BIAB è "la tecnica perfetta"?

E io vi rispondero' "sostanzialmente perchè sono un cretino".

In realtà si torna sempre al punto 2... sperimentazione, curiosità e voglia di capire le "vere" differenze tra i due metodi.

Innanzitutto, se siete interessati all'argomento, vi consiglio di leggere QUESTO interessantissimo articolo di Francesco di Brewing Bad, che spiega in maniera piuttosto tecnica ed efficace, i sostanziali "problemi" della tecnica BIAB.

In molti saprete che qualche mese fa niente popò di meno che Ser Bertinotti, nel suo blog, ha inserito un articolo nel quale ha fatto una prova "All-grain vs BIAB".

Devo dire che gli spunti dell'articolo sono interessantissimi, il fatto che un mostro sacro dell'homebrewing italiano, co-autore del piu' importante libro in lingua nostrana dedicato al nostro hobby preferito, abbia "perso tempo" per testare questa nuova tecnica australiana, significa che la sacca non è proprio uno schifo... fa onore al BIAB e ci fa capire che le birre prodotte con questo metodo non sono proprio da buttare.

Quello che pero' non mi ha soddisfatto appieno è il COME ha fatto BIAB. Come detto è forse il piu' bravo e conosciuto homebrewer italiano, ma non per questo puo' saper fare perfettamente il BIAB alla prima prova.
Quello che ci ritroviamo a fine articolo è un resoconto di una birra fatta in All-Grain da un professionista, che l'ha interpretata perfettamente... ed una fatta in BIAB da un esperto alle prime armi, quindi forse mancava qualche nozione che un BIABbista avrebbe saputo interpretare meglio (a partire dalla sacca, che è una sacca da E+G ad esempio).

Per me si capisce bene dove dice:

"La birra “BIAB” aveva tuttavia una ritenzione di schiuma leggermente inferiore" 

Vi posso assicurare che se il BIAB è fatto bene e la ricetta è giusta per questo metodo, la schiuma non ha assolutamente nulla da invidiare ad una birra fatta in AG classico, anzi... spesso le mie IPA hanno una schiuma troppo persistente per lo stile... così come quelle di un amico che utilizza la stessa tecnica.

Poi dice:

"ma in bocca la birra realizzata in BIAB è risultata con un corpo più esile e soprattutto meno “pulita” e più polverosa"

Per quanto riguarda il "pulita e polverosa" ci puo' stare, non sono un assaggiatore esperto e non posso dire il contrario, ma per il corpo esile... io solitamente in BIAB tengo il mash mezzo grado/un grado piu' alto rispetto a cio' che farei da manuale in AG classico, forse questo avrebbe potuto incidere su questo aspetto.

Ripeto... non voglio dire che la prova fatta da Bertinotti sia stata fatta male, tutt'altro... ma dico che forse migliorando quelle 2 o 3 cosette avrebbe notato meno differenze tra le due tecniche.

Anche perchè solitamente sono altri i "problemi" che si fanno ad una birra in BIAB... ad esempio la torbidità (anche qua dipende molto dal tipo di produzione e da come la si fa, da come si travasa) e la stabilità nel tempo... cioè la capacità di mantenere le qualità organolettiche con il passare dei mesi in bottiglia.

E' risaputo infatti che le birre fatte in AG classico riescano a mantenere meglio e piu' a lungo le loro qualità, mentre quelle fatte in BIAB perdano di più con il passare del tempo.
Altro appunto che alcuni fanno (me l'ha fatto notare anche il Signor Malto) è che birre fatte in BIAB siano ottime ed esplosive per i primi sorsi della bottiglia e tendano invece a perdere qualcosa con il proseguo della bevuta.

Tutto è relativo ovviamente e tutto dipende sempre, non mi stancherò mai di dirlo, da come si interpreta il metodo.

Fatto sta che la curiosità mi sta attanagliando e non riesco a non fare subito questa prova...

Venerdì scorso ho brassato una Blonde Ale con luppolo East Kent Golding (ricetta donata gentilmente da niente meno che JigenDaisuke, Boss de IlForumDellaBirra) in BIAB e sta fermentando. Appena mi arriva il materiale per il filtro vorrei provare a ribrassare la stessa ricetta in AllGrain Classico ed iniziare a farmi un'idea delle differenze tra le due tecniche.

La cosa che piu' mi incuriosisce (oltre a capire quanto tempo in piu' mi servirà per brassare e quanta fatica in piu' richiederà in produzione e pulizia del materiale) è il confronto tra le due cotte nel tempo... vorrei distinguere le bottiglie con etichette differenti e mantenerle in dispensa per molti mesi, facendo spesso assaggi alla cieca e cercando di capire come si evolvono.

Ovviamente, come l'esempio di Bertinotti fatto sopra, anch'io sarò alla prima cotta All-Grain classico, quindi non pretendo e non spero nemmeno di essere perfetto, anzi ho tanti timori sinceramente... Il mio intento è infatti quello di battezzare questo tipo di "doppia cotta" e rifarne altre in futuro.

Solo tra qualche tempo potro' dire cosa realmente cambia tra le due tecniche e se il tempo e la fatica in piu' che richiede la tecnica All-Grain con sparge valga la differenza di qualità tra le produzioni.

In questo contesto, sarei curioso di far partecipare agli assaggi incrociati anche alcuni amici della zona. Negli ultimi mesi stiamo mettendo assieme un gruppetto di homebrewer della provincia di Forlì/Cesena, per fare serate assieme, con assaggi (rigorosamente delle nostre birre) e mangiate... sostanzialmente per ubriacarci parlando di homebrewing.

Se c'è qualcuno interessato ad unirsi alla combriccola è ben accetto, il mio contatto è:


Oppure lasci un messaggio qua sotto.


Con questo chiudo l'articolo in attesa di sviluppi... 

Ciao ciao!!!

domenica 3 luglio 2016

Come faccio la mia birra - BIAB elettrico 2.0

Eccoci qua,

è da qualche mese che sempre più persone, nei forum o in real, mi chiedono che tipo di impianto ho, dove ho comprato la pentola, come faccio a fare il mash, se la pentola bolle vigorosamente, come ossigeno il mosto prima di inoculare il lievito...

Dato che ho finalmente raggiunto una stabilità tale da permettermi di cancellare dalla mia testa la voglia di ampliare o cambiare pezzi del mio impianto, ritengo sia doveroso racchiudere in un solo post tutta la fase di produzione e tutti i link e i prezzi per l'acquisto del materiale che utilizzo.

Ci tengo a precisare che questo è come IO faccio la birra, non è necessariamente il metodo migliore o piu' economico. I risultati sono buoni, il lavoro da fare è poco e l'automatizzazione è giusta. Non voglio costringere nessuno ad acquistare attrezzature o altro. L'intento della guida è, come sempre nei miei post, quello di dare un consiglio a chi sta iniziando, per permettergli di spendere il meno possibile ed avere materiale valido e funzionale.


Premetto che io produco nel fine settimana, iniziando la mattina presto. Solitamente la sveglia suona la mattina alle 7.

Il nostro viaggio inizia la sera prima della cotta, quando scendo in cantina, nello stanzino dove produco, ed effettuo macinatura ed eventuale modifica dell'acqua con i sali.

PREMESSA:

Per la produzione della mia birra utilizzo una pentola elettrica BUFFALO da 40 litri, acquistata QUA da Amazon inglese e pagata 204 sterline spedita (circa 240 euro). Arrivata in Italia in circa 5 giorni lavorativi. Ad essa ho applicato una coperta termica autoprodotta come descritto QUA.
Con questa pentola è possibile produrre all'incirca 20/23 litri di mosto.

La sacca che utilizzo l'ho acquistata QUA a 22 sterline (circa 27 euro) spedita (Arrivata in Italia in circa 1 settimana).

Il doppiofondo l'ho autocostruito utilizzando una base per raffreddare le torte acquistata QUA e delle viti e bulloni in acciaio AISI adatti per la birrificazione, acquistati in un negozio di articoli per nautica (è lo stesso acciaio che utilizzano sulle barche perchè non arrugginisce con la salsedine e l'acqua salata, o almeno così credo).
Ho fatto questa scelta perchè volevo un fondo che mi garantisse la distanza della sacca dal fondo riscaldato (altrimenti si brucerebbe sulla resistenza), ma allo stesso tempo uno scambio molto ampio di liquido tra la parte sovrastante e quella sottostante il fondo. Altra considerazione è che ho la sonda che acquisisce la temperatura al disotto del doppiofondo, quindi utilizzandone uno piu' chiuso avrei rischiato di misurare una temperatura molto diversa da quella del resto del mosto al di sopra.
In alternativa si puo' contattare l'utente Cri091 del forum AreaBirra e chiederne uno su misura a circa 35/40 euro. In caso consiglio di chiederlo con i fori da 2mm, che sono i piu' grandi disponibili. Trovate la discussione relativa QUA.

MACINATURA E MODIFICA DELL'ACQUA:

Per macinare i grani utilizzo un mulino a 2 rulli con cuscinetti. Oggi si puo' trovare lo stesso identico modello QUA in offerta a 105€:

Per macinare attacco un trapano avvitatore al mulino. Questo mi permette di macinare circa 6 chili di grani in soli 10 minuti. Ricordo che per fare BIAB è consigliato sfarinare un po.


Ho costruito una base in legno per dare sostegno al mulino e
lo appoggio su di un fermentatore in plastica


Ecco i malti pesati da macinare



Qua immetto i malti nel mulino

Utilizzo un trapano avvitatore per macinare i grani
Vado poi ad immettere in pentola l'acqua necessaria (ed eventualmente peso ed immetto già i sali necessari per la modifica). In questo caso dovevo mettere 32,30 litri di acqua. Misuro i litri con un "RIGHELLO MISURA-LIVELLO DEL MOSTO", costruito seguendo la GUIDA del mitico Salvatore di Brewing Friends, ed in seguito metto anche il doppiofondo.




Una volta che tutto è pronto inserisco la presa della pentola nel termostato con PID, autocostruito seguendo la guida di Francesco di Brewing Bad (ed acquistando il materiale per la costruzione a 78€ QUA) e poi attacco il tutto ad una spina con timer (acquistata QUA a 11,50€), che permette di dare corrente negli orari prestabiliti.
Dovendo iniziare la cotta alle 7 di mattina, faccio accendere il termostato che scalderà l'acqua alle 6, in modo da arrivare il giorno successivo con l'acqua già calda e pronta per inserire i grani al primo step.

Ecco il termostato con PID

E questa è la spina con timer digitale

Metto anche la sonda del termostato all'interno del portasonda che ho nella pentola e lo fisso con un pezzo di nastro adesivo americano, perchè il mio portasonda, acquistato QUA a 17€, seppur di ottima qualità, non ha una vite per poter fissare il cavo della sonda.




Attacco poi alla pentola i tubi in silicone adatto per le alte temperature (acquistabile QUA a 6,10€ al metro), che vanno alla pompa per il ricircolo.
Come pompa utilizzo una IWAKI MD-10 acquistata su Ebay, ma ormai introvabile purtroppo (per spender poco ed avere un buon prodotto molti optano per la Solar Project, acquistabile QUA a 23€ ed applicabile direttamente all'uscita del rubinetto). Per il tubo che reimmette acqua nella pentola ho effettuato un foro nel coperchio.
Ho applicato sul tubo anche un rubinetto, che mi permette di regolare il flusso del mosto che andrà in ricircolo.



Ecco il rubinetto per regolare il ricircolo


Il foro sul coperchio della pentola

Ecco il tubo che sporge dal foro,
 visto dall'interno del coperchio.



IL GIORNO DELLA COTTA:

La mattina della cotta arrivo giù e, come detto, l'acqua è già alla giusta temperatura per il mash-in. Quello che faccio è quindi inserire la sacca e seguentemente i grani macinati, facendo attenzione a mescolare bene mentre li immetto in acqua, per evitare che facciano grumi.


Ecco il flusso del mosto che ricircola
tramite la pompa

Dopo una decina di minuti della fase di saccarificazione vado a prelevare un campione di mosto e ne misuro il PH con il PHmetro AD12 della ADWA, pagato meno di 40 euro su Ebay . Lo consiglio perchè ha anche un sensore di temperatura ed autoregola il valore del PH a seconda della temperatura rilevata. Questo permette di non dover raffreddare il mosto per poter effettuare la misurazione (altri PHmetri, come ad esempio il famoso HANNA checker, non hanno questa funzione; in piu', secondo la mia esperienza, sono meno precisi e stabili nella misurazione). Se il PH è troppo alto aggiungo acido lattico.



Il mash procede e dopo 60 minuti è il momento del test dello IODIO. Si preleva un campione di mosto e gli si buttano 2 gocce di iodio. Se il campione non si colora di nero la conversione è terminata e possiamo estrarre i grani ed andare a strizzare.



Per strizzare utilizzo una vecchia pentola molto larga, sopra la quale appoggio un gigantesco scolapasta. Per evitare le scottature utilizzo un paio di guanti in silicone dell'IKEA.

Ecco la pentola con lo scolapasta



Questi sono i guanti in silicone IKEA che
utilizzo per strizzare la sacca

Tolgo la sacca dalla pentola facendo attenzione
facendola gocciolare un po


E poi la appoggio sullo scolapasta che
ho messo a fianco della pentola di mash

Ora strizzo la sacca con i guanti

Ecco quanto mosto ho recuperato
dallo "strizzaggio"

In pentola ora ho 29 litri, come da ricetta

Mentre tolgo la sacca per strizzarla copro la pentola col coperchio e porto a bollire, bypassando il termostato e dando corrente diretta alla pentola elettrica settata al MAX.
Immetto poi in pentola anche il liquido recuperato dallo strizzaggio, effettuo la misurazione della quantità di mosto che andrà a bollire e della OG pre-boil. In caso la OG dovesse essere troppo bassa sarebbe giusto bollire per qualche decina di minuti "a vuoto" prima di immettere i luppoli da amaro (che bolliranno poi i canonici 60 minuti, che andranno fatti partire solo al momento dell'inserimento), oppure andrebbe aggiunto estratto di malto nella giusta quantità, ma di solito evito questa pratica per non stravolgere la ricetta.
Se la OG fosse troppo alta invece, andrebbe aggiunta acqua fino al raggiungimento del giusto valore.

Vado poi a bollire e per la luppolatura inserisco in pentola un contenitore retato per il luppolo, acquistato QUA, a 139€. Trovate tanti altri luppolatori a prezzi molto piu' abbordabili, ma la peculiarità di questo di BacBrewing è che è totalmente smontabile per la pulizia.
Considerando che deve comunque sempre bollire la pulizia accurata non è proprio necessaria, quindi potete tranquillamente contattare l'utente Cri091 di AreaBirra, che ve lo costruirà su misura per una 50ina di euro. Trovate il suo articolo sul mercatino QUA dove spiega tutto quello che produce.


Durante la bollitura immetto ovviamente i vari luppoli da amaro e aroma (metto sempre anche nutrienti per il lievito Wyeast e irish moss per coagulare le proteine) e, alla fine spengo la resistenza della pentola.
Tolgo il cestello per il luppolo e poi attendo qualche minuto perchè il mosto si fermi dal suo ribollire. 
Per effettuare il whirpool utilizzo una pala comprata QUA a 32,50€, che attacco al trapano e faccio girare molto piano. Il segreto è creare un mulinello costante e poi togliere la pala quando ancora sta girando, per non interrompere il flusso del mosto che gira.


Potete vedere un video-esempio del funzionamento della pala QUA.


Questo è il risultato che avrà il whirpool a fine travaso del mosto nel fermentatore. Come vedete molte schifezze rimangono sul fondo.

Per raffreddare il mosto utilizzo uno scambiatore a 40 piastre, comprato a 56€ su ebay QUA.

Ovviamente durante la bollitura ho sanitizzato tutto il materiale che verrà poi a contatto con il mosto, tra cui tubi in silicone, scambiatore a piastre, ossigenatore e tutto il resto.

Ecco la fase di travaso del mosto, che passa nei tubi in silicone e nello scambiatore. Il mosto passa velocemente da 98 a 24/25 gradi, con un solo passaggio.





Regolo la velocità di uscita del mosto tramite il rubinetto della pentola. L'obiettivo è di raggiungere la giusta temperatura di fermentazione, misurata tramite termometro a sonda (ovviamente sanitizzata) HANNA acquistato QUA a 53€.

Una volta travasato tutto il mosto (lasciando in pentola i residui del whirpool), passo all'ossigenazione tramite pompetta e ossigenatore in acciaio inox. Io li ho comprati usati da un utente su di un forum, ma l'ossigenatore è reperibile QUA a 24€ e l'aeratore QUA a 54€.

Ecco la pompa con il suo filtro


Quando il mosto è ben ossigenato prendo il lievito e lo inoculo. In questo caso ho preparato uno starter nella settimana precedente alla cotta, con un lievito liquido Wyeast. In caso di lievito secco non effettuo la reidratazione, mi limito ad aprire la bustina e a buttarne il contenuto spargendolo sulle bolle create dall'ossigenazione del mosto.



Finalmente posso chiudere il fermentatore col coperchio ed immettere il gorgogliatore. Non utilizzo più i rubinetti dei fermentatori in quanto per i vari travasi uso un sifone (acquistato QUA a 15,40€) e perchè ritengo che diano solo problemi nella sanitizzazione. Al loro posto metto un "tappo" in acciaio inox comprato QUA a 6€.


Metto poi il fermentatore dentro al freezer termostatato e setto la temperatura nel termostato STC-1000 (QUA spiego come costruirlo) che ne regola la stabilità attaccando e staccando il freezer stesso ed una fascia riscaldante da terrario comprata QUA a 38€.



E siamo giunti alla fine della cotta. Il mosto sta fermentando e la temperatura è regolata. Non ci resta che attendere...


SI, MA QUANTO SI SPENDE?

Facciamo una botta di conti sul costo del materiale per il mio metodo di produzione:

MATERIALE NECESSARIO:
PENTOLA - 240
SACCA - 27
DOPPIOFONDO - 35
TERMOSTATO PID - 78
TUBO SILICONE (2 METRI) - 12,20
POMPA - 23
SCAMBIATORE A PIASTRE (CAMBIABILE CON SERPENTINA O ALTRO) - 56

MATERIALE OPZIONALE:
PHMETRO (OPZIIONALE) - 40
MULINO (OPZIONALE) - 105
PORTASONDA (OPZIONALE) - 17
SPINA CON TIMER (OPZIONALE) - 11,50
CONTENITORE LUPPOLO (OPZIONALE) - 50
PALA PER WHIRPOOL (OPZIONALE) - 32,50
TERMOMETRO (OPZIONALE) - 53
OSSIGENATORE (OPZIONALE) - 24

AERATORE INOX PER OSSIGENATORE (OPZIONALE) - 54

Nella lista non sono comprese le varie tubature per acqua dello scambiatore, rubinetteria, pentola e colapasta per lo strizzaggio (dato che ognuno è libero di procedere come meglio crede in questa fase) e altro materiale accessorio.

Considerando questi dati direi che solo per il materiale "necessario" superiamo le 470 euro e manca ancora un bel po di roba, acquistabile poi col tempo.

Qualcuno potrebbe pensare "bhè a quella cifra piuttosto aggiungo 300 euro e mi prendo un Grainfather" e sto a posto... e io gli risponderei "e faresti bene!".

Quello che penso realmente è che il grainfather è forse TROPPO automatizzato ed automatico. Toglie completamente l'apporto "umano" alla birra e mi da l'idea di un sistema che da poi poca soddisfazione al momento di andare ad assaggiare il prodotto finito.
Quello che mi viene da pensare è che porti la birra ad un raduno e ti chiedono "come la fai?" e tu "col Grainfather" e loro "ah ok, la fa lui allora".

Ma sono solo miei viaggi mentali... ognuno è libero di procedere come meglio crede, conosco alcuni homebrewer che sono ossessionati dal perfezionamento delle proprie ricette e col grainfather hanno trovato un modo per avere la ripetibilità delle proprie birre al giusto prezzo.


CONCLUSIONI

Come ho accennato ad inizio articolo quella che ho proposto è solo la MIA esperienza personale. Volendo risparmiare si puo' puntare su di una resistenza ad immersione da applicare ad una normale pentola economica da 40 o 50 litri, nessuno lo vieta. Si puo' escludere il termostato e regolare la temperatura "manualmente" spegnendo la resistenza e chiudendo la pentola al raggiungimento del target... ognuno, come già accennato, è libero di interpretare l'homebrewing come meglio crede.

Quello che posso garantire è che con questo metodo io ho un sistema pienamente automatizzato. Per fare un esempio di una cotta con mash monostep, io mi sveglio alle 7 di mattina, metto sacca e grani in un'acqua già a temperatura, attendo qualche minuto per misurare il PH e modificarlo a 5,4 e poi lascio la stanza del mash e me ne vado su in casa a farmi i fatti miei per ben 40 minuti circa, fino alla fine dei 60 minuti del mash, dato che ci pensa il termostato PID a regolare la temperatura.
Poi torno giu', estraggo e strizzo la sacca e vado a bollire. L'unica "fatica" che faccio è proprio questa, estrarre e strizzare... STOP.
Per il resto si tratta di sanitizzare, pulire, montare e smontare l'attrezzatura, nient'altro.
Lo reputo un metodo molto pulito (è possibilissimo utilizzarlo anche in appartamento), veloce (per una cotta monostep spesso in 4 ore ho già finito e pulito tutto) ed efficace.

domenica 26 giugno 2016

Una giornata inaspettata

Ciao gente,

ieri, in occasione della festa di San Giovanni, patrono della città, si è svolto a Cesena il primo concorso per homebrewers "Piazza della Birra - San Giovanni Beer Fest", evento con partecipazione libera gratuita, al quale era possibile portare qualsiasi tipo di birra e stile e brassato con qualsiasi metodo.
Il concorso è stato organizzato dal gruppo brassicolo romagnolo "UNper100" e sponsorizzato dal beershop di Cesena "StHop BeerShop & Tap Bar".




Essendo la prima edizione dell'evento, le partecipazioni non erano troppo numerose, ma è stato molto utile e divertente scambiare quattro parole con gli altri ragazzi, partecipanti e non, che si sono presentati alla premiazione e agli assaggi. Divertente e utile anche poter assaggiare le birre degli altri partecipanti.




Io ho portato tre birre, una American IPA (brassata con luppolo Cascade e Citra), una Blanche al pepe rosa e una Rauchbier.

- La American IPA la consideravo la mia miglior creazione da quando birrifico (è la stessa che ho spedito tempo fa a Giovanni di Sgabuzen per fala assaggiare assieme alla blanche) e si è piazzata al secondo posto con 25 punti su 35, facendomi vincere 50 euro di buono per acquistare birre allo StHop (che ringrazio). Nei commenti dei giudici si legge che ha una lievissima ossidazione. Per il resto tutto ok. Purtroppo quelle che ho portato in fiera erano le ultime bottiglie e sto già pensando di rifarla esattamente identica, cercando di limare alcuni dettagli, ma sono già contentissimo di com'era la ricetta.

- La Blanche al pepe rosa ha totalizzato 22 punti, piazzandosi subito sotto al podio. Il commento dei giudici è stato "fosse stata un po meno speziata avrebbe vinto qualcosa di sicuro". Che dire... avessi saputo che avrei dovuto produrre una blanche per un concorso forse mi sarei trattenuto con la speziatura (e non avrei messo il pepe rosa anche in dryhop probabilmente), ma era una birra che doveva piacere a me, non a qualcun altro. L'ho portata sapendo che era un po eccessiva rispetto ai canoni dello stile. Quello che mi ha soddisfatto è che ai presenti è piaciuta tantissimo e ho ricevuto molti complimenti. Anche di questa ho rimasto poche bottiglie e sicuramente la rifarò cercando di fare tesoro dei consigli dei giudici e di Matteo, vincitore incontrastato del concorso con la sua Imperial Stout, brassata con avena tostata (stre-pi-to-sa).

- La Rauchbier l'ho portata più che altro per curiosità. Non essendo molto esperto dello stile, progettai la ricetta seguendo un po le linee guida trovate online e provando a costruire qualcosa di non eccessivo. Ha totalizzato 20 punti (mi aspettavo peggio) e non è affatto male. I consigli per questa produzione sono stati di calare i malti tostati e la luppolatura. Questa sinceramente dubito la riprodurrò a breve. Essendo una birra particolare, ne ho ancora tante bottiglie in dispensa e penso mi dureranno ancora a lungo.




Che dire, sono molto soddisfatto per i risultati ottenuti, sinceramente mi aspettavo molte più critiche. Da settimana prossima ricomincio a brassare con una marcia in più (e con 50 euro di birre gratis in frigo).

Ringrazio nuovamente gli organizzatori e tutti i ragazzi presenti in fiera per i consigli e lo scambio di opinioni. Spero che questo tipo di eventi si ripetano nuovamente qua in zona, magari con qualche mese di preavviso e con un tema, qualche stile a cui riferirsi per brassare le birre da portare, in modo che i giudici possano avere un metro di giudizio piu' valido.

Tornando a noi... ho appena imbottigliato la Belgian Stong Golden Ale prodotta due settimane fa. E' praticamente un tentativo di clone della Duvel Tripel Hop, per la quale ho messo, oltre ai classici luppoli della Duvel, anche del Citra in aroma e in dry-hop. Le sensazioni sono buone, ma ho paura che il dry-hop, seppur tenuto molto basso come quantità, sia un po eccessivo. Vedremo tra qualche mese all'assaggio.

martedì 31 maggio 2016

Prime volte...

Ciao gente!!!

Apro questo piccolo aggiornamento dicendo che sabato mattina ho finalmente imbottigliato (con l'aiuto di Lorenzo, che mi ha assistito anche nella cotta di due sabati fa) la mia prima Saison.
Per quanto riguarda la ricetta è qualcosa di molto semplice. Pilsner e fiocchi di frumento, con aggiunta di zucchero in riscaldamento per andare a bollire, per cercare di avere un prodotto piu' secco. Per quanto riguarda i luppoli ho messo quello che avevo in casa, senza andare a cercarne di nuovi (essendo un primo tentativo volevo capire gli aromi che poteva offrirmi il lievito piu' che andare a sovra-luppolare).

Il lievito è il famoso e "bastardo" 3724 della Wyeast, il Belgian Saison. Famoso non solo perchè si dice sia il ceppo che utilizza la Brasserie Dupont, ma anche perchè è solito "bloccarsi" attorno agli 1.030 di densità in fase di fermentazione.

Come ho anticipato ho tenuto in fermentatore solo due settimane, quindi posso già dire che "NON si è bloccato" e questo è già un successo come prima volta.

Per evitare il blocco ho tenuto presente gli insegnamenti (e l'esperienza) di Frank di Brewing Bad, che per l'ultima che ha prodotto (la quarta di cui parla sul suo blog), ha consigliato di fare starter per arrivare ad avere un overpitching molto spinto (circa 1,5 volte le cellule necessarie). Io l'ho fatto... e anche per quanto riguarda lo starter "era la mia prima volta". Ne ho fatti 2 litri ed essendo un lievito imbustato da pochissimo (meno di un mese prima dell'apertura), sono arrivato ad avere un bel po di cellule vive, anche grazie all'utilizzo dello stir plate, agitatore magnetico che avevo acquistato su Ebay già precostruito ad un buon prezzo, ma mai finora utilizzato... Era la prima volta che lo provavo.

Altro accorgimento (personalmente lo ritengo piu' un rito wodoo, ma in molti credono sia utile e ho provato) è stato togliere il gorgogliatore e sostituirlo con un foglio di alluminio che va a coprire il foro per evitare infezioni. L'ho fatto dopo 3 giorni di fermentazione, quando il gorgogliatore ancora cantava.

L'ultimo consiglio di Frank era di inserire nutrienti per il lievito sia nello starter (e ho messo la punta di un cucchiaino da caffè in 2 litri), sia in bollitura (e ho messo un cucchiaino intero).

Fatto sta che, come accennato, la fermentazione è andata via liscia come l'olio. Come temperature non sapevo bene come comportarmi e ho deciso di dare al lievito un'ampia gamma di gradi a cui lavorare, appunto per cercare di avere un po tutti gli aromi e i sapori che questo poteva offrire alla mia Saison.

Ho iniziato con 2 giorni a 24 gradi, per poi aumentare di un grado al giorno, arrivando a 31 gradi al 9' giorno di fermentazione. Ho poi abbassato gradualmente la temperatura nel giro di un paio di giorni, per arrivare a 3-4 gradi in modo da winterizzare, facendo depositare i lieviti. Non l'avevo mai fatto, quindi anche in questo caso era la prima volta.
Ho tenuto in winterizzazione per 2/3 giorni e la sera prima di imbottigliare ho spento il termostato, facendo gradualmente salire la temperatura del mosto (che in realtà è rimasto molto molto freddo, abbiamo imbottigliato il sabato mattina un mosto sui 6 gradi).

Direi che i lieviti si sono depositati egregiamente, il mosto che siamo andati a mettere in bottiglia era limpidissimo e il fondo di lievito molto molto compatto e meno voluminoso rispetto a quando travaso a metà fermentazione.

Tra un paio di settimane vedremo il frutto del nostro esperimento, per ora sono soddisfatto. Colore molto chiaro, birra "bella" anche se non limpidissima, tanti litri (22, con la vecchia pentola ne facevo 12... è un bel passo avanti) e sapore ottimo. Molto speziato, non vorrei fosse troppo.


Tralasciando le questioni strettamente legate alla produzione, un altro tarlo mi gira in testa da mesi... riattivare la vecchia camera di fermentazione.
Da mesi ormai ho acquistato un vecchio freezer a pozzetto usato per poter avere una temperatura stabile in fermentazione. Prima di questo avevo costruito un cubo di legno con ruote, con termostato e una fascia riscaldante sovrastata da due ventole da pc per il ricircolo dell'aria calda.
Per la parte del freddo utilizzavo una cella di Peltier con due dissipatori.
Questa è ovviamente la sezione che non funzionava a dovere.
I motivi erano molteplici, la cella era gigantesca, i dissipatori sulla cella non erano ottimali e non facevano bene contatto con le superfici calda e fredda...
A giorni un resoconto delle prove che sto facendo per renderla fruibile.
All'ultima prova di ieri sera riuscivo a tenere stabili 15 gradi, ma non mi basta, vorrei di piu' (soprattutto perchè nelle prime fasi di fermentazione il mosto scalda parecchio e 15 gradi in ambiente potrebbero voler dire 20 nel mosto).

A rileggerci tra qualche giorno.